Con appositi malware, o sfruttando l’elettricità e la potenza di calcolo dei vostri dispositivi, è possibile minare monete virtuali.

Il fenomeno, chiamato cryptojacking, è in costante aumento, tanto da registrare un +45% dei casi solo dal 2017 al 2018.

Di fatto, oggi è più probabile che un dispositivo venga utilizzato a questo scopo, piuttosto che subire l’attacco di un ransomware. Una tendenza, questa, confermata da un report risalente a fine giugno di Kaspersky Lab, che presenta un calo del 30% degli attacchi che limitano o bloccano gli accessi da parte dell’utente.

Confermano anche altre ricerche, come quella di Avast, secondo cui nello scorso maggio i casi di cryptojacking hanno superato i 90 milioni a livello globale; o McAfee Labs, che riporta un aumento del 600% dell’utilizzo di malware di questo tipo solo nei primi tre mesi del 2018.

 

Il cryptojacking, come accennato, non sfrutta solo la potenza di calcolo dei dispositivi, ma anche l’energia elettrica. Obiettivo: azzerare questo tipo di costo per l’estrazione di bitcoin. Ad esempio, come citato da Maketwatch, in Italia il costo di estrazione è maggiore di 10.000$, ma con un valore attuale di circa 6.300$ è evidente che procedere a spese proprie oggi non convenga.

 

I casi di cryptojacking stanno aumentando esponenzialmente nell’ultimo periodo: attraverso malware o soltanto visitando alcuni siti è possibile che la potenza di calcolo dei dispositivi e la vostra elettricità siano sfruttati per minare monete virtuali.

Di tutte le criptovalute, è Monero quella più estratta attraverso questo metodo, tanto da stimare che il 5% di questa moneta sia stata ottenuta proprio con il cryptojacking. È dello scorso marzo la scoperta della presenza di una parte di codice messa a disposizione proprio da Coinhive in alcune inserzione di YouTube e in circa 50.000 siti sviluppati su Wordpress, che permetteva di entrare nei dispositivi per estrarre la criptovaluta. Per dare un’idea del perché questa pratica sia così attrattiva, basti pensare che nello scorso febbraio degli hacker cinesi hanno minato più di 3 milioni di dollari in Monero.

 

Cosa possiamo fare per difenderci da questi attacchi? Innanzitutto, occorre identificare il problema, se presente. Ad esempio, controllando se la Gestione Attività riporti processi che impegnino oltremodo la Cpu. E per prevenire, naturalmente, antivirus di alto livello e attenzione a ciò che si sceglie di scaricare.

Per difendersi dalle inserzioni, invece, si può optare per degli adblocker, affiancabili a estensioni studiate ad hoc per bloccare il cryptojacking, come No Coin.