Smart working: il bilancio del primo semestre


21/10/2020

Smart working: il bilancio del primo semestre

Smart working e lavoro agile: due temi che, fino alla crisi pandemica di quest’anno, rappresentavano soprattutto per il nostro Paese un’opzione e una possibilità da concretizzarsi negli anni a venire. 

E invece no. Perché, come tutti abbiamo avuto modo di sperimentare, lavorare da remoto è diventata una necessità durante il lockdown e molte aziende, almeno per ora, non torneranno indietro. Ma al di là della necessità, a oltre sei mesi dall’inizio della pandemia, possiamo iniziare a trarre qualche conclusione sulle conseguenze del lavoro da remoto. 
A farlo, ci ha aiutato Microsoft con la sua nuova ricerca Work.Reworkedrealizzato in collaborazione con la London Business School e KRC Research. Lo studio ha coinvolto 9.113 responsabili e dipendenti di grandi aziende (oltre i 250 lavoratori) di 15 stati europei, tra cui 600 italiani. 

 
Smart working in Italia: come sta andando? 

Con il 95% delle aziende che ha dichiarato di aver subito un’importante trasformazione nell’ultimo anno, non sorprende che il 77% riferisca di aver adottato modelli operativi flessibili (nel 2020 ci si fermava a quota 15%) e, vista la ricrescita dei contagi, che il 66% dei dipendenti continuerà a lavorare in questa modalità per almeno una giornata a settimana. 

Il perché, a quanto pare, non è solo legato alla sicurezza e alla salute: il 71% dei decision makers vede una riduzione dei costi nel lavoro da remoto, mentre lato produttività è stato segnalato un aumento per l’87% degli intervistati. 

Il tema dell’inefficienza sul tradizionale luogo di lavoro si fa sentire molto nel nostro Paese, dove un preoccupante 59% del tempo, secondo i lavoratori, sarebbe mal speso o gestito 

smart working tempo perso (1)

Fonte: WorkReworked Report, Microsoft  


In tal senso, il lavoro da remoto rappresenterebbe una soluzione per una parte non trascurabile di queste inefficienze, considerando che, in teoria, le interruzioni sonmeno frequenti o più gestibili e che gli strumenti tecnologici in dotazione al lavoratore domestico aiutano in senso più ampio ad aumentare la produttività. Mediamente, infatti, sarebbe possibile scendere a quota 19% di inefficienza nel momento in cui: 
> Sia garantita la fluidità del lavoro 
> Siano assecondati i dipendenti nelle loro richieste sulle modalità di lavoro 
> Le tecnologie fornite siano in grado di supportare diversi modi di lavorare 
> Sia garantita la concentrazione 
> La cultura dell’efficienza sia parte dell’azienda di appartenenza 
 

Innovazione e talent management vanno a braccetto 

Nello studio, lo afferma il 64% dei decision makers. Lavorare meglio, quindi, renderebbe anche più felici i dipendenti (58% tra i flow workers, contro il 19% dei non flow workers) che si sentirebbero più in grado, nei contesti innovativi, dcollaborare, produrre e progredire.

smart working collaborazione team

In merito, Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia, ha dichiarato che <<Il successo di un percorso di digitalizzazione non dipende solo dagli strumenti tecnologici implementati, quanto dalla capacità di far sentire i dipendenti uniti tra loro, apprezzati e liberi di esprimere le proprie idee. La nostra ricerca mette in luce l’importanza di un approccio umano all’innovazione: i team che avranno davvero successo saranno quelli caratterizzati da un maggiore spirito di gruppo, da empatia e fiducia negli altri. Fondamentale continuare a promuovere la cultura del digitale contestualmente alla cultura dell’innovazione e mettere a disposizione tecnologie in grado di favorire l’empowerment dei singoli ma anche la collaborazione dei team.>> 

Inoltre, nello studio non mancano i riferimenti ai benefici sullo stile di vita: per il 77% c’è la possibilità di vestirsi in modo più casual e per il 39% la personalizzazione dell’ambiente di lavoro, mentre conta molto il tema del maggiore tempo a disposizione per i propri figli (36%), hobby (49%) e animali domestici (22%). 

 

Tanti vantaggi hanno un prezzo 

Il senso di isolamento è senza dubbio l’effetto collaterale più ricorrente, perché non tutti possiedono affetti stabili o possono incontrarli nella quotidianità, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Gli strumenti che abbiamo a disposizione permettono infatti di lavorare meglio, ma le occasioni di socializzazione, con le distanze, diventano sempre meno. 
Tant’è che è la stessa Microsoft sottolinea come le aziende, sul lungo periodo, non debbano sottovalutare il peso del distanziamento, che potrebbe finire per compromettere il tasso di innovazione delle organizzazioni. 
Ecco perché anche le ultime novità introdotte su Microsoft Teams non guardano solo all’efficienza, ma anche al riprodurre, per quanto possibile, occasioni di socialità e reali modalità di comunicazione tra persone, come Togheter mode e Breakout rooms. 
 

Vuoi conoscere le innovazioni in arrivo nei prossimi mesi nell’universo Microsoft? 
Scarica la Guida Smart a Microsoft Ignite 2020.